Bucato
by Eleonora Di Erasmo
Lavare via il senso che comunemente attribuiamo ad un oggetto, privarlo della propria funzione per renderlo infine inerme e poterne reinventare il significato. Appesi ad un filo e retti da mollette si succedono uno dopo l'altro una serie di oggetti di stoffa ricamati con delicati motivi a fiori o rifiniti con merletti. Solo ad uno sguardo più attento riusciamo a distinguere le loro reali forme, a riconoscere in essi le rappresentazioni di un pugnale, di un fucile, di una bomba e di altrettante armi. Improvvisamente cogliamo la contraddizione insita in questi stessi oggetti, una contraddizione rivelatrice del senso stesso dell'opera e che ne rimette in discussione la sua disarmante semplicità.
Per un attimo crediamo di poter vedere l'artista mentre ricama ad una ad una ogni "arma" per poi lavarla e stenderla al sole come si fa quotidianamente con il bucato.
Attraverso la delicatezza suggerita dai materiali usati e la forza racchiusa in questo gesto di capovolgimento, le armi diventano improvvisamente oggetti impotenti. Abbandonata la funzione a cui siamo soliti associarle, si trasformano in oggetti da contemplare. L'occhio, smarrito dall'iniziale slittamento di senso, guarda ad esse senza più alcun timore. Per un istante abbiamo l'illusione che la morte e la distruzione si siano trasformate in innocenza e bellezza.
Acqua, terra, aria. Sono rispettivamente rappresentate da un sommergibile, un carro armato, un aereo da guerra. Dalle piccole armi di stoffa si passa alle immagini di grandi dimensioni di altrettanti mezzi di distruzione. Se le armi di stoffa erano rese inermi dal loro essere appese ad un filo, le tre immagini perdono e riacquistano un nuovo significato grazie alla loro stessa bidimensionalità. Sono non solo la rappresentazione di oggetti reali, ma diventano allo stesso tempo un anti-rappresentazione di se stessi, annullando così le immagini negative a cui solitamente li associamo. L'occhio, attratto dalla bellezza della stoffa dai motivi antichi, è spinto a ricercare sensi inusitati, a reinventare nuovi mondi possibili.
Roma, Luglio 2006.
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PATRICIA CARMO BALTAZAR CORREA
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