Pau-brasil

by Eleonora Di Erasmo

"La foresta era quel mattino tutto un aggrovigliarsi di sentieri e di persone smarrite". Così Italo Calvino descriveva la foresta - labirinto in una delle sue Storie per bambini, una sorta di bosco sottosopra dove le radici degli alberi si trovano sospese nel cielo e i rami appaiono dalla parte opposta. I personaggi sono così costretti a muoversi tra grovigli di rami senza fine e a scalare enormi radici, che sembrano rappresentare nel loro complesso intreccio una foresta solo immaginaria, disegno di un teatro interiore dove prendono corpo i fantasmi degli istinti, le paure e i conflitti profondi dell'animo umano.
L'immagine della foresta nella letteratura europea ha tuttavia una valenza profondamente diversa da quella raccontata dagli scrittori del "Nuovo Mondo". Quest'ultima ci racconta di una natura primitiva, selvaggia, indomita e incontaminata nella quale ancora oggi intere popolazioni riconoscono se stesse e le proprie origini. La foresta non è vista sotto un'accezione negativa ed ingannevole, ma essa rimanda ad un concetto di identità profondamente legata alla terra e alla memoria di sé.

Il Brasile prende il suo nome da una pianta molto antica chiamata pau brasil. Questa pianta dal tronco molto alto andava a costituire la foresta vergine delle regioni litoranee del Sud del paese ed è stata scelta come simbolo di un intero popolo. I colonizzatori europei, già nel '500, avevano iniziato a tagliare gran parte di questi alberi per estrarne la resina di colore rosso contenuta nel legno e utilizzarla per tingere i tessuti (la parola brasil rimanderebbe infatti al colore rosso brace di questa stessa resina). Dopo secoli di disboscamento, della celebre pianta oggi non rimangono che pochi esemplari protetti. Patricia Carmo, artista brasiliana, nata a Sao Paulo, ha ispirato la sua ricerca a questa pianta, come se attraverso i suoi lavori non facesse altro che tessere una fitta trama tra se stessa (l'artista vive e lavora a Roma) e il proprio paese, quasi a voler accorciare ogni distanza. Tale pianta, punto di partenza e comune denominatore dei suoi recenti lavori, diventa così un forte elemento di identità e di appartenenza e allo stesso tempo l'ispirarsi ad essa la conduce verso una più profonda ricognizione in se stessa e nella propria memoria.

titolo opera, è una foresta totalmente bianca, perché mentale, dove ogni prospettiva risulta rovesciata. Grovigli di rami di diverse dimensioni pendono dal soffitto. Questi ultimi sono ottenuti dal paziente lavoro dell'artista, che avvolge i tronchi degli alberi con garza e gesso, quasi a voler creare una sorta di protezione. Una volta che il gesso si è asciugato, l'artista taglia l'involucro che avvolge il tronco dell'albero e ne ottiene il calco. I tubi-rami, così ottenuti, vanno a comporre le ramificazioni di cui è costituita l'installazione. E' come se Patricia Carmo, attraverso l'iteratività di questo gesto di protezione, cercasse di salvaguardare idealmente la pianta, simbolo del proprio paese e di custodire gelosamente il rapporto tra sé e le proprie origini. L'intrico dei tubi-rami sembra così disegnare una mappa di segni, fili della memoria individuale, tracce della personale storia dell'artista. I tronchi sono vuoti al proprio interno, come se la loro linfa vitale fosse stata completamente risucchiata. Ogni tronco, pur nella purezza del suo bianco, nasconde la più crudele verità di estinzione della pianta e ad un livello più profondo la completa privazione e negazione del senso di identità di un intero popolo.

Il visitatore si addentrerà nella semioscurità di questa bianca foresta e verrà accompagnato da una musica composta appositamente per l'installazione da un dj producer, come se il susseguirsi di suoni fosse l'ideale guida di cui ha bisogno nella letteratura ogni personaggio per poter infine ritrovare la strada nell'intricato labirinto del bosco e dei propri pensieri. A fare da introduzione all'installazione verranno esposti una serie di schizzi e disegni che rappresentano i vari stadi di realizzazione del progetto così come è nato sulla carta, la sua genesi colta in tutte le sua fasi, tra cui un interessante disegno in cui l'artista rappresenta se stessa bambina avvolta come all'interno di un bozzolo. Così come per gli alberi, l'artista avvolge idealmente se stessa, quasi a voler conservare tutto ciò che le appartiene, i suoi ricordi, i suoi pensieri, la sua forza creatrice, perché essi non vadano dispersi. Quest'ultimo disegno credo rappresenti in particolare la chiave di lettura dell'intero progetto per riuscire infine ad immergersi nella bianca foresta immaginaria.

Roma, Gennaio 2006.

PATRICIA CARMO BALTAZAR CORREA

WORKS

Indo lá 2009
100% cotton 2009
moleskine detour 2008
madre 2008
daimon's walk 2008
pilgrim 2007
unsichtbares wesen 2007
lion line 2007
matrilinear 2007
pau brasil 2006
bucato 2006
corpus 2005


CONTACT

exhibitions
collections


TEXTS

jacopo benci - indo lá - (italiano)
kátia canton - um mundo sem molduras - (português)
silas martí - folha de s. paulo - (italiano)
roberto annecchini - madre - (italiano)
raffaella guidobono - sentiero del daimon - (italiano) | (english)
eleonora di erasmo - unsichtabers wesen - (italiano)
raffaella guidobono- corpus - (italiano) | (english)
pericle guaglianone -corpus (italiano) | (english)
eleonora di erasmo - bucato (italiano) | (english)
eleonora di erasmo - pau brasil - (italiano)
fabio moreira leite - landscapes for zora - (português)
uemon ikeda - (italiano)
rossella caruso - corpus (italiano)
andrea antoniazza - critica d'arte (italiano)

artist's statement (english)
credits

LINKS

www.arthouserome.com