Unsichbares Wesen

di Eleonora Di Erasmo

L'occhio aperto e l'orecchio vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze. Da tutte le parti affluiscono voci e il mondo risuona…Così i segni morti diventano simboli viventi, e ciò che è morto diventa vivo.

Wassily Kandinsky1

Al di là del vetro il paesaggio scorre veloce, l'unico suono che riesco a percepire è lo scandirsi ripetitivo delle ruote del treno sulle rotaie. Osservo il paesaggio mentre si staglia muto come una rapida parata di figure silenziose. Lo osservo attentamente e, così privo di suoni, sembra aver perso improvvisamente la parola. In questo stato di deprivazione sensoriale il mio sguardo ne isola alcune parti, distinguendone le forme solo sommariamente e fermandosi nel momento in cui infine ogni oggetto viene definito con il proprio nome, fino a che gli occhi non arrivano a posarsi sulle rotaie che corrono come linee rette, dritte, all'infinito.

Patricia Carmo, qualche tempo fa mi mostrò alcuni disegni che ritraevano ripetutamente l'immagine di un leone verde, spiegandomi che rappresentavano il punto di partenza di una meticolosa ricerca suggeritale dalla simbologia del sale in alchimia, in cui la pietra viene rappresentata da un leone verde che divora il sole.
Notai poi, appesi alle pareti dello studio, alcuni disegni che, al contrario dei primi, erano popolati di linee verdi tracciate lungo tutto il foglio o parti di esso.
Capii in quel momento che la ripetizione del gesto era stata semplicemente funzionale a riportare le forme del leone a ridursi a quell'unica linea verde.
Ogni forma riconoscibile era andata lentamente dissolvendosi, mutando in linee sempre più diradate, come se l'artista avesse agito lavando via i segni in eccesso e avesse voluto pulire il foglio riportandolo a quella che era la sua origine. Come il leone verde che divora il sole, così il sale, pietra delle pulizie e simbolo di lealtà, ha il potere di dissolversi per poi tornare attraverso il calore a riacquistare la sua forma.
Allo stesso modo i segni di Patricia Carmo compaiono e scompaiono, in un gioco di continua trasformazione per tornare infine a rivelare la loro sostanza originaria, tornando a svelare, quasi in un viaggio a ritroso, la loro essenza interna, fatta di tensioni e forze vive, tornando a mostrare infine ciò che, invisibile, pulsa all'interno della forma.
I punti, come entità autonome e silenziose, conchiuse in se stesse, fanno presa sulla superficie del foglio bianco e vi si stabiliscono al pari di un'affermazione. All'improvviso su di essi agisce una forza che li strappa dalla superficie e li muove in qualsiasi direzione.
Le linee verdi, tracciate dall'artista, iniziano così a vivere di vita e leggi proprie, ciò che qualche istante prima sembrava statico si fa dinamico. Il silenzio si fa suono, ciò che è morto diventa vivo e vibrante.

Al di là del vetro la mia percezione del paesaggio si era ridotta ad un riconoscimento soltanto esteriore delle forme che mi scorrevano di fronte. Una volta scesa, tutto ciò che un momento prima sembrava quasi una finzione, improvvisamente aveva riacquistato vita. I suoni mi avevano avvolto, salendo e ricadendo, muovendosi in ogni direzione.
Ogni cosa era tornata nuovamente a pulsare, rivelandosi nelle sue forme elementari, in un continuo intersecarsi di linee che correvano orizzontali e verticali. Ogni oggetto e ogni suono partecipavano alla composizione, tornando a riacquistare senso. Come un piccolo punto al centro di una circonferenza, riuscivo finalmente ad avere una visione totale di ciò che mi circondava e potevo considerare la realtà da ogni suo lato.
Tutto ciò che ci circonda, dagli oggetti ai suoni, se vissuti dall'interno, si potrebbero descrivere come un insieme di piccoli punti da cui scaturiscono poi linee in movimento che vanno a comporre la realtà nella quale viviamo. Le gocce di pioggia cadute nell'acqua disegnano piccole circonferenze, uno stormo di uccelli sembra quasi un agglomerato di piccoli punti impazziti nel cielo, le rotaie, se osservate a lungo da un treno in corsa, sembrano mutare in linee rette che corrono all'infinito.

Quelle stesse linee che dapprima correvano lungo la superficie del foglio, ne hanno ora oltrepassato i confini, arrivando a descrivere nello spazio una fitta rete di linee immaginarie che, fuse con la luce, si sono trasformate in entità immateriali, spirituali. Ogni oggetto, persa la sua reale consistenza, ha riacquistato la propria tensione interna, il proprio suono. Ogni oggetto è tornato ad essere una linea verde.
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1 Wassily Kandinsky, Punto, linea, superficie. Contributo all'analisi degli elementi pittorici, Adelphi, Milano, 1968, p. 19



Roma, Febbraio 2008.

PATRICIA CARMO BALTAZAR CORREA

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moleskine detour 2008
madre 2008
daimon's walk 2008
unsichtbares wesen 2007
lion line 2007
bucato 2006
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drawings 2002-2008

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